C’è una differenza tra sentire e ascoltare. Sembra una sottigliezza, ma chi lavora con bambini e ragazzi sa che è tutto.

Sentire è passivo. Ascoltare richiede presenza, attenzione, intenzione. E impararlo — davvero impararlo — non si fa con una lezione frontale. Si fa con l’esperienza.

È da questa consapevolezza che nasce il laboratorio “Ascoltare, immaginare, creare”.

La prima parte: cosa significa davvero ascoltare?

Il laboratorio si apre con un momento dedicato interamente all’ascolto attivo. Non alla sua definizione teorica, ma alla sua pratica.

Attraverso un esercizio guidato, i partecipanti vengono invitati a sperimentare cosa significa sentirsi davvero ascoltati e riconosciuti. Non è scontato. Per molti è una scoperta: ci si accorge di quanto raramente, nella vita quotidiana, ci si dedichi a questo.

Accogliere l’altro con attenzione e rispetto — senza giudicare, senza interrompere, senza pensare già alla risposta — è una competenza. E come tutte le competenze, si allena.

La seconda parte: il gioco Dixit e il pensiero che si libera

Nella seconda parte del laboratorio entra in scena Dixit, il gioco di carte illustrate che ha conquistato generazioni di giocatori in tutto il mondo. Ma qui non si gioca semplicemente per vincere.

Ogni carta di Dixit è un piccolo universo visivo: immagini evocative, surreali, aperte a mille interpretazioni. In questo laboratorio, ogni carta diventa un invito a raccontare, immaginare, interpretare.

Il pensiero autonomo prende forma. L’immaginazione si mette in moto. L’espressione personale — spesso imbrigliata dalle aspettative scolastiche e sociali — trova finalmente uno spazio in cui essere libera.

Perché funziona?

Perché il gioco abbassa le difese. Perché quando ci si diverte, il cervello è più aperto, più disponibile, più creativo. E perché il gruppo — i pari, gli educatori, il cerchio di chi gioca insieme — diventa uno specchio sicuro in cui vedersi riflessi senza paura del giudizio.

Questo è il cuore del metodo ACCAnto: imparare non significa solo acquisire nozioni. Significa vivere relazioni, emozioni, momenti autentici. Significa lasciare un segno.

Un laboratorio, tante competenze

Al termine del laboratorio, i partecipanti hanno lavorato — spesso senza rendersene conto — su:

  • Ascolto attivo e attenzione verso l’altro
  • Pensiero autonomo e ragionamento per immagini
  • Espressione personale e comunicazione creativa
  • Fiducia nel gruppo e nella propria voce

Non male per un pomeriggio con delle carte illustrate, no?



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