Un bambino che fatica a farsi capire, che si blocca quando parla, o che parla “bene” ma non riesce a starci dentro una conversazione: sono tre situazioni molto diverse, anche se vengono spesso confuse tra loro.

Facciamo chiarezza · Episodio 4 di 8

Nelle puntate precedenti abbiamo parlato di BES, DSA e ADHD. Oggi entriamo in un’altra area dei disturbi evolutivi specifici: i Disturbi della Comunicazione.

Disturbi della comunicazione: di cosa parliamo esattamente

Quando si parla di comunicazione, spesso si pensa solo a “parlare bene” o “parlare male”. In realtà la comunicazione è un sistema complesso, fatto di più livelli: capire le parole, produrre i suoni in modo corretto, e saper usare il linguaggio nel modo giusto a seconda del contesto. Quando uno di questi livelli non si sviluppa come ci si aspetterebbe per l’età del bambino, parliamo di disturbo della comunicazione.

Come l’ADHD, anche questi disturbi rientrano tra i disturbi del neurosviluppo, e quindi emergono nelle prime fasi di crescita del bambino, spesso già prima dell’ingresso a scuola.

Le tre sottocategorie, con parole semplici

1. Deficit del linguaggio

Riguarda la comprensione e/o la costruzione del linguaggio: il bambino può avere difficoltà a capire il significato delle parole o delle frasi, oppure a costruire frasi corrette, con un vocabolario più povero o una grammatica incerta rispetto ai coetanei.

2. Deficit dell’eloquio

Riguarda la produzione dei suoni del parlato. Qui rientrano, per esempio, le difficoltà di articolazione (il bambino pronuncia in modo scorretto alcuni suoni), i problemi di fluenza come la balbuzie, o le difficoltà legate alla voce.

3. Deficit della comunicazione

È forse il livello meno conosciuto: riguarda l’uso sociale del linguaggio. Un bambino può parlare correttamente, con un vocabolario adeguato, ma faticare a usarlo nel modo giusto — non rispettare i turni in una conversazione, non cogliere i sottintesi, parlare allo stesso modo con un adulto e con un compagno, senza adattare il registro.

Queste tre aree possono presentarsi da sole o combinate tra loro, e con intensità molto diversa da bambino a bambino.

Come si arriva alla diagnosi

La valutazione di un disturbo della comunicazione passa dalla Neuropsichiatria Infantile (NPI), tipicamente attraverso un’équipe multidisciplinare: il neuropsichiatra infantile lavora insieme al logopedista e, quando serve, allo psicologo, per inquadrare il disturbo nella sua interezza e distinguerlo da altre condizioni con cui può sovrapporsi.

Cosa cambia, in termini di strumenti a scuola? Nella maggior parte dei casi, la scuola predispone un PDP, il Piano Didattico Personalizzato, con strategie e attenzioni specifiche per quel bambino. Se però il disturbo è di entità tale da rientrare nel riconoscimento previsto dalla Legge 104, allora il percorso prevede un PEI, il Piano Educativo Individualizzato, con l’affiancamento di un docente di sostegno.

Il nostro punto di vista

I disturbi della comunicazione sono tra le situazioni più sottovalutate, soprattutto quando riguardano l’uso sociale del linguaggio: un bambino che “parla bene” raramente viene sospettato di avere un disturbo, anche se fatica enormemente a relazionarsi con gli altri attraverso le parole. Capita che venga letto come un bambino “strano”, “permaloso” o “che non ascolta”, quando in realtà non ha ancora gli strumenti per gestire la comunicazione nei suoi aspetti più sottili.

Per questo, quando lavoriamo con questi ragazzi, non ci concentriamo solo sul linguaggio in senso tecnico, ma anche su tutto quello che ci sta intorno: la capacità di stare in una conversazione, di leggere l’altro, di farsi capire anche quando le parole non bastano. È un lavoro che richiede tempo, ma che fa una differenza enorme nella vita di tutti i giorni di un ragazzo, non solo a scuola.

Se riconosci queste difficoltà in tuo figlio o in un tuo alunno, scrivici: siamo a EUR Torrino, Roma, e puoi contattarci su WhatsApp o via email a info@ilgruppoaccanto.it


📚 Prossimo episodio: i Disturbi del Movimento — quando le difficoltà non riguardano le parole, ma il corpo e la coordinazione.

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