Il bambino che fa fatica ad allacciarsi le scarpe, che cade spesso, che è “sempre l’ultimo” in palestra. O quello con un tic che compare e scompare, e che genitori e insegnanti non sanno bene come interpretare. Anche questi fanno parte dei disturbi del neurosviluppo.
Facciamo chiarezza · Episodio 5 di 8
Nelle puntate precedenti abbiamo parlato di BES, DSA, ADHD e Disturbi della Comunicazione. Oggi parliamo di un’area meno conosciuta, ma altrettanto frequente: i Disturbi del Movimento.
Disturbi del movimento: di cosa parliamo esattamente
Anche il movimento, come il linguaggio o l’attenzione, è una funzione che si sviluppa nel tempo, seguendo tappe più o meno prevedibili: imparare ad allacciarsi le scarpe, andare in bicicletta, scrivere in modo fluido, stare fermi quando serve. Quando questo sviluppo procede in modo significativamente diverso rispetto ai coetanei, parliamo di disturbo del movimento.
Come gli altri disturbi di cui abbiamo parlato finora, anche questi rientrano tra i disturbi del neurosviluppo, e quindi emergono già nei primi anni di vita del bambino.
Le forme principali, con parole semplici
1. Disturbo della coordinazione motoria (disprassia)
È la forma più diffusa. Il bambino fatica nei movimenti che richiedono coordinazione e pianificazione: allacciarsi le scarpe, usare le posate, andare in bicicletta, ma anche la scrittura a mano, che richiede una coordinazione fine molto precisa. Non è “goffaggine” passeggera: è una difficoltà persistente, che spesso si nota già nella scuola dell’infanzia e che continua se non viene affrontata.
2. Disturbo da movimento stereotipato
Riguarda movimenti ripetitivi, apparentemente senza scopo, che il bambino compie spesso senza accorgersene: dondolarsi, sbattere le mani, muovere la testa in modo ritmico. Diventa un disturbo quando interferisce con le attività quotidiane o, in alcuni casi, comporta un rischio per il bambino stesso.
3. Disturbi da tic
I tic sono movimenti o suoni improvvisi, rapidi, ripetuti, che il bambino non riesce a controllare del tutto — un battito di ciglia frequente, una smorfia, un colpo di tosse ricorrente. Possono essere transitori (tic provvisorio) o più persistenti nel tempo. La forma più conosciuta, ma anche la meno frequente, è la Sindrome di Tourette, in cui coesistono tic motori e vocali.
È molto comune che la disprassia si presenti insieme ad altri disturbi di cui abbiamo già parlato, in particolare i DSA: non è raro che un bambino con dislessia abbia anche difficoltà di coordinazione motoria, perché entrambe le aree coinvolgono processi di pianificazione ed elaborazione molto simili.
Come si arriva alla diagnosi
Anche in questo caso il percorso passa generalmente dalla Neuropsichiatria Infantile, spesso con il coinvolgimento di un terapista della neuro e psicomotricità o di un fisioterapista, in particolare per la disprassia. A scuola, una volta riconosciuto il disturbo, viene predisposto un PDP, salvo nei casi più importanti, in cui la gravità giustifica un riconoscimento più ampio.
Il nostro punto di vista
I disturbi del movimento sono spesso sottovalutati perché si manifestano in ambiti — educazione fisica, disegno, attività manuali — che la scuola considera “secondari” rispetto a italiano o matematica. Ma per il bambino non lo sono affatto: l’ora di ginnastica in cui è sempre l’ultimo, il quaderno pieno di correzioni per una scrittura poco ordinata, sono esperienze che incidono moltissimo sulla sua autostima, spesso più di un voto basso in una materia.
Per questo, nei nostri percorsi, non ci limitiamo a guardare il rendimento scolastico in senso stretto: osserviamo anche come il ragazzo si vive nel corpo, nello spazio, nel confronto con gli altri. Un bambino che recupera fiducia nelle proprie capacità motorie — anche solo imparando a gestire meglio i propri tempi e i propri limiti — spesso recupera fiducia anche altrove.
Se riconosci queste difficoltà in tuo figlio o in un tuo alunno, scrivici: siamo a EUR Torrino, Roma, e puoi contattarci su WhatsApp o via email a info@ilgruppoaccanto.it
📚 Prossimo episodio: il Disturbo dello Spettro Autistico — facciamo chiarezza su un tema spesso frainteso, e su cosa significa davvero “spettro”.
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