Sì, anche per l’interrogazione di domani.
C’è una domanda che i genitori dei ragazzi che seguiamo ci fanno spesso, in mille varianti diverse: “Ma questo li aiuta davvero a scuola?” E la risposta onesta è: sì. Ma non nel modo in cui pensate.
Perché quando parliamo di ascolto, di comunicazione, di gestione dei conflitti, non stiamo facendo filosofia da salotto. Stiamo lavorando su strumenti che ogni ragazzo usa ogni giorno: in classe, con i compagni, davanti a un professore che fa una domanda, nel momento in cui sente il vuoto in testa e non sa come dirlo.
Il problema non è non sapere la risposta
Molti ragazzi con DSA o con difficoltà cognitive sanno le cose. Le hanno studiate, le hanno lette, le hanno ripetute. Eppure davanti alla commissione, davanti al professore, davanti alla domanda diretta… spariscono.
Quello che manca non è il contenuto. È la capacità di ascoltarsi — di riconoscere cosa sta succedendo dentro, di non lasciarsi sopraffare dall’emozione del momento. È la capacità di ascoltare davvero la domanda, non solo sentire le parole. È sapere che si può fare una pausa, chiedere di ripetere, rispondere senza scappare.
Questi non sono talenti innati. Sono competenze. E come tutte le competenze, si imparano.
Di cosa parliamo quando parliamo di ascolto
Il nostro laboratorio “Me stai a senti?” nasce da una convinzione semplice: per comunicare con gli altri, bisogna prima saper comunicare con sé stessi. Per questo il percorso segue una logica progressiva in quattro incontri:
- Ascoltare sé stessi: riconoscere le emozioni principali nel momento in cui arrivano.
- Ascoltare l’altro: mettere davvero in pratica l’ascolto attivo, senza proiettare, senza scappare.
- Comunicare in modo efficace: imparare le basi per farsi capire e per gestire i conflitti senza esplodere o chiudersi.
- Allenarsi sul campo: usare il roleplaying e la forza del gruppo per mettere tutto in pratica in situazioni reali.
Quattro sabati mattina. Un percorso piccolo nei numeri, grande nella sostanza.
Il voto è una conseguenza, non un obiettivo
Questa frase può sembrare provocatoria. Non lo è. Lo sappiamo bene che i voti contano, che le interrogazioni contano, che il percorso scolastico ha peso nella vita di questi ragazzi. Non stiamo dicendo il contrario.
Stiamo dicendo che un ragazzo che sa ascoltarsi riesce a studiare meglio, perché riconosce quando è stanco e quando può spingere ancora. Un ragazzo che sa ascoltare una domanda dà risposte più centrate, anche all’interrogazione. Un ragazzo che sa gestire il conflitto non litiga con il professore quando prende un voto che non si aspetta — o almeno, lo fa in modo costruttivo.
Le competenze relazionali non sono il contrario delle competenze scolastiche. Sono la loro base.
Per chi è questo laboratorio
Per ragazzi e ragazze che vogliono fare un passo avanti — non solo a scuola, ma nella vita. Per chi sente che qualcosa si inceppa nelle relazioni, nelle discussioni, nei momenti difficili. Per chi vuole capire meglio sé stesso e imparare a stare meglio con gli altri.
Al termine dei quattro incontri, chi ha partecipato avrà lavorato — spesso senza nemmeno accorgersene — su:
- Riconoscimento e gestione delle proprie emozioni
- Ascolto attivo verso l’altro
- Basi di comunicazione efficace
- Gestione dei conflitti
- Capacità di metterle in pratica, non solo di conoscerle
Gli incontri si terranno di sabato mattina a partire dal 19 settembre 2026. È possibile prenotare entro il 6 luglio a tariffa agevolata scrivendo a info@ilgruppoaccanto.it
__________________________________________________________________________________Il Gruppo ACCAnto esiste perché crediamo che affiancare significhi camminare insieme, non portare qualcuno in braccio. Ogni laboratorio che proponiamo nasce da questa convinzione.


Lascia un commento