Un sabato di inizio giugno all’Auditorium Parco della Musica la Fondazione Futuro Presente (www.fondazionefuturopresente.it) ha messo in scena qualcosa che, se lo racconti in due parole, sembra un paradosso: un musical ispirato alla fisica quantistica, costruito da ragazze e ragazzi adolescenti, in una sala da trecento posti.
Eppure funzionava. E funzionava precisamente per il motivo che il libretto di sala spiega con una chiarezza disarmante: “Non c’è un autore singolo. C’è una comunità che, mettendo in comune le proprie pratiche, ha trovato nella fisica quantistica una metafora calzante.”
Il libretto l’ho portato via, e ho avuto il tempo di pensarci.
Cosa dice la fisica
Il punto di partenza dello spettacolo è un’idea precisa, presa dalla meccanica quantistica: la realtà, al livello più fondamentale, non è fatta di oggetti isolati con proprietà già determinate. Le proprietà emergono nell’interazione. La misura non legge: aggancia. E agganciando, decide la forma che diventa visibile.
In fisica questo si chiama teoria della misura quantistica. Nel lavoro con gli adolescenti — lo sappiamo bene anche noi de Il Gruppo ACCAnto — si chiama relazione.
Non è una metafora decorativa. È una descrizione accurata di quello che succede quando un ragazzo entra in uno spazio in cui qualcuno gli presta davvero attenzione. Qualcosa si stabilizza. Non perché fosse già lì, nascosto, in attesa di essere scoperto. Ma perché l’incontro lo ha reso possibile.
Sul Pianeta Zig
Sul Pianeta Zig vivono diverse popolazioni, ognuna con le sue caratteristiche specifiche. A governare tutto c’è una legge inflessibile — la Legge della Natura — che le Rane, sovrane assolute, dettano e custodiscono. Ogni cittadino sa già cosa diventerà. Il futuro è scritto. La formula da recitare quando viene convocato alla presenza dei sovrani è sempre la stessa: “Questa è la legge della natura.”
Finché un giorno una carpa fa una cosa semplice e sovversiva: chiede perché.
Non recita immediatamente la formula. Non accetta subito il copione. Lo fa un attimo dopo. Questo basta per inviarla in osservazione al laboratorio delle Scimmie — gli scienziati del pianeta. Lì, l’intrusione di un topo la spaventa, e la carpa sale in piedi sulla sedia. Ma la sedia serve solo per sedersi. È la Legge della Natura trasmessa dalle Rane. Le Scimmie, mosse dalla curiosità scientifica, allora la analizzano al microscopio e trovano qualcosa che prima non c’era: una particella nuova. Che chiamano “Tra”
Quella particella comincia a diffondersi. Infetta tutti. Si scatena la battaglia, la popolazione insorge, il pianeta si agita. Finché anche la sovrana viene raggiunta, e capisce: la Legge della Natura non sta nei corpi preesistenti, nelle categorie, nelle proprietà definite una volta per tutte. Sta nelle relazioni. Sempre lì, nello spazio tra.
Un copione che si può riscrivere
Chi conosce la psicologia transazionale avrà riconosciuto immediatamente il cuore della storia.
Eric Berne chiamava copione quell’insieme di aspettative — su se stessi, sul mondo, su quello che si può diventare — che si costruisce presto, spesso sotto la pressione di messaggi ricevuti dagli adulti significativi, dall’ambiente, dalle aspettative sociali, prima ancora di avere le parole per contestarlo. Le Rane di Zig non sono altro che questo: un sistema che consegna a ciascuno il proprio ruolo e non prevede la possibilità di uscirne. La carpa che chiede perché sta semplicemente facendo quello che tutti, prima o poi, vorrebbero poter fare: mettere in dubbio che il copione sia destino.
E questo non lo diciamo per aderire specificamente a una teoria (diventerebbe un’altra legge della natura, altrimenti). Lo diciamo perché, nel lavoro concreto con ragazze e ragazzi che vivono quella zona grigia che abbiamo chiamato il vuoto invisibile (www.ilgruppoaccanto.com/blog), ci siamo accorti che quello che fa la differenza non è quasi mai la tecnica. È la qualità dell’incontro. È la presenza di qualcuno che guarda la persona — non la diagnosi, non il protocollo — e resta lì. Anche nel lavoro di tutoraggio degli apprendimenti.
Questo non significa che gli strumenti strutturati non servano. Servono, e li usiamo. Ma uno strumento applicato fuori dalla relazione assomiglia molto a una legge della natura: dice cosa sei, non ti lascia spazio per chiedere perché. Pretende il risultato di una performance così come dovrebbe essere scritta. Un risultato che non tiene affatto conto della vita: come quando insegniamo ai bambini le voci degli animali con i giochi meccanici che riproducono il suono premendo un bottone…
La particella TRA, invece, si trova proprio lì — nello spazio tra.
E cambia tutto.
Un grazie a chi ha reso possibile lo spettacolo
La direzione artistica dello spettacolo è stata co-curata da Giovanni Dessena e Riccardo Coratella. Quest’ultimo una presenza preziosa anche per Il Gruppo ACCAnto: segue alcuni dei ragazzi che accompagniamo, e collabora con il nostro sportello di ascolto.
Vederlo portare sul palco dell’Auditorium — con ragazzi veri, in uno spazio vero, davanti a trecento persone — quello che ogni settimana costruisce nei piccoli spazi del lavoro clinico, è stato un bel regalo.
Glielo rendiamo indietro, con questo articolo.
Il Gruppo ACCAnto ETS · Roma, quartiere EUR-Torrino. Se vuoi raccontarci la tua esperienza o semplicemente fare una chiacchierata, scrivici. info@ilgruppoaccanto.it


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